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Testata giornalistica reg. n°207/2008 del 13/5/2008 c/o Tribunale di Roma
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NEWS AGOSTO 2009
7/8/2009

Dainese e MIT: Dainese guarda al futuro con la Biosuit progettata per la Nasa
In collaborazione con il “MIT” di Boston, la principale università americana specializzata in engineering technology che vanta 63 premi Nobel, Dainese ha da poco studiato e progettato una tuta spaziale per gli astronauti che sbarcheranno su Marte. L’uomo poserà il piede sul “Pianeta rosso” attorno al 2030, cioè tra circa ventiquattro anni – secondo i programmi della Nasa.
Al Massachusetts Institute of Technology, il team della prof. Dava J. Newman, direttore del programma tecnologico e politico del MIT, e del prof. Jeffrey Hoffmann, assieme all’Arch. Guillermo Trotti, della Trotti and Associates, Inc. stanno studiando “Eva” (Extra Vehicular Activity), l’attività degli astronauti al di fuori della nave spaziale.

La principale preoccupazione del team è di ottenere la pressurizzazione del corpo dell’astronauta senza ricorrere all’immissione di aria dentro alla tuta. Si vuole in sostanza ottenere lo stesso effetto mediante una pressione meccanica sul corpo, non pregiudicando in questo modo la libertà di movimento.
E’ stata proprio questa esigenza a dettare l’incontro con la società vicentina; circa un anno e mezzo fa, da Boston è arrivata l’offerta di cooperazione con Dainese per il progetto della tuta spaziale per Marte.

Il risultato della collaborazione Dainese - “MIT” è la tuta spaziale BioSuit, realizzata sulla base di principi bio-medici: «Il corpo umano - spiega Lino Dainese - ha dei punti inestensibili: questi, cioé, restano fermi nonostante i nostri movimenti. Se questi punti vengono uniti, si ottiene la stessa pressione in tutto il corpo. Questo permette di avere una tuta aderente ed elastica, che consente una grande libertà di azione e, comunque, assicura all’astronauta la massima protezione». Aggiunge Dainese: «L’idea di una tuta aderente risale agli anni Cinquanta. Ma fu accantonata perché era troppo rigida. Gli studi sono stati ripresi, ma si erano successivamente arenati di fronte ad alcuni ostacoli».
La biosuit è percorsa da molti fili neri e dorati che non vogliono essere un abbellimento estetico, ma rappresentano il percorso delle LoNE (Lines of Non Extension) sul corpo umano. Lungo queste linee viene esercitata la pressione per ottenere il risultato desiderato.
Un passo rivoluzionario, se si pensa alle tute ingombranti finora utilizzate dagli astronauti della Nasa, da quella di Armstrong che posa il piede sulla Luna a quelle degli astronauti dello Shuttle.
Il prototipo della Biosuit è stato esposto, dal 20 settembre al 1 ottobre 2006, alla Wired Next Fest di New York, l’esposizione internazionale che propone le ultime novità sulle tecnologie del futuro.
Nel 2007 è stata esposta al Kennedy Space Center in occasione del World Space Expo e la versione realizzata nel 2006 è stata nominata dal Time Magazine come la migliore invenzione del 2007 relativamente al settore spaziale.

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