|
Dainese
e MIT: Dainese guarda al futuro con la Biosuit progettata per
la Nasa In collaborazione con il “MIT” di Boston,
la principale università americana specializzata in
engineering technology che vanta 63 premi Nobel, Dainese ha da
poco studiato e progettato una tuta spaziale per gli
astronauti che sbarcheranno su Marte. L’uomo poserà il piede
sul “Pianeta rosso” attorno al 2030, cioè tra circa
ventiquattro anni – secondo i programmi della Nasa. Al
Massachusetts Institute of Technology, il team della prof.
Dava J. Newman, direttore del programma tecnologico e politico
del MIT, e del prof. Jeffrey Hoffmann, assieme all’Arch.
Guillermo Trotti, della Trotti and Associates, Inc. stanno
studiando “Eva” (Extra Vehicular Activity), l’attività degli
astronauti al di fuori della nave spaziale.

La principale preoccupazione del team è di ottenere la
pressurizzazione del corpo dell’astronauta senza ricorrere
all’immissione di aria dentro alla tuta. Si vuole in sostanza
ottenere lo stesso effetto mediante una pressione meccanica
sul corpo, non pregiudicando in questo modo la libertà di
movimento. E’ stata proprio questa esigenza a dettare
l’incontro con la società vicentina; circa un anno e mezzo fa,
da Boston è arrivata l’offerta di cooperazione con Dainese per
il progetto della tuta spaziale per Marte.

Il risultato della collaborazione Dainese - “MIT” è la tuta
spaziale BioSuit, realizzata sulla base di principi
bio-medici: «Il corpo umano - spiega Lino Dainese - ha dei
punti inestensibili: questi, cioé, restano fermi nonostante i
nostri movimenti. Se questi punti vengono uniti, si ottiene la
stessa pressione in tutto il corpo. Questo permette di avere
una tuta aderente ed elastica, che consente una grande libertà
di azione e, comunque, assicura all’astronauta la massima
protezione». Aggiunge Dainese: «L’idea di una tuta aderente
risale agli anni Cinquanta. Ma fu accantonata perché era
troppo rigida. Gli studi sono stati ripresi, ma si erano
successivamente arenati di fronte ad alcuni ostacoli». La
biosuit è percorsa da molti fili neri e dorati che non
vogliono essere un abbellimento estetico, ma rappresentano il
percorso delle LoNE (Lines of Non Extension) sul corpo umano.
Lungo queste linee viene esercitata la pressione per ottenere
il risultato desiderato. Un passo rivoluzionario, se si
pensa alle tute ingombranti finora utilizzate dagli astronauti
della Nasa, da quella di Armstrong che posa il piede sulla
Luna a quelle degli astronauti dello Shuttle. Il prototipo
della Biosuit è stato esposto, dal 20 settembre al 1 ottobre
2006, alla Wired Next Fest di New York, l’esposizione
internazionale che propone le ultime novità sulle tecnologie
del futuro. Nel 2007 è stata esposta al Kennedy Space
Center in occasione del World Space Expo e la versione
realizzata nel 2006 è stata nominata dal Time Magazine come la
migliore invenzione del 2007 relativamente al settore
spaziale.
|